Ho deciso di sviluppare il mio elaborato intorno al concetto di empowerment nella società moderna, dalle caratteristiche specifiche nei diversi contesti fino alle nuove figure professionali e le strategie di sviluppo di tale concetto. L’empowerment nasce negli anni ‘50 e ‘60 negli Stati Uniti d’America, anni di azione per i diritti dei cittadini di colore, dell’emancipazione femminile e di crescita economica, come una necessità più di ogni altra cosa, da parte di coloro che da sempre hanno visto negati i propri diritti, desiderando di lottare per un riscatto personale e sociale, raggiungibile solo grazie alla fiducia in sé e all’autodeterminazione. Il primo contesto in cui compare l’empowerment è quello formativo, che riguarda il sistema educativo e familiare. In uno, il docente dovrà attivare le competenze di uno studente, favorendo il processo di autovalutazione e instaurando un rapporto di fiducia con lo studente, nell’altro, il genitore/tutore dovrà favorire le capacità del soggetto a crescere, fargli sviluppare la sua persona e responsabilizzarlo. Il secondo contesto è quello sportivo, qui vediamo come l’empowerment influenza l’individuo, esaltando il senso di realizzazione, l’identità e l’autoefficacia. È stato dimostrato come l’empowerment accresca questi livelli anche in soggetti disabili, è evidente un miglioramento delle attività fisiche, cognitive e sul piano emotivo. Il terzo contesto dell’empowerment è quello lavorativo, sempre più spesso si sente parlare di motivatori, life coach, speaker motivazionali e Navigator, queste persone lavorano in tutti gli ambiti visti in precedenza: dallo sport alla formazione, dal lavoro alla vita privata. Un motivatore è colui in grado di far agire una persona affinché raggiunga gli obiettivi preposti. Gli esperti che si occupano di seguire, indirizzare e collocare coloro che godono del reddito di cittadinanza, ossia il nuovo sussidio mensile erogato dallo stato per i meno abbienti, sono proprio loro: i Navigator. Queste nuove figure, infatti, avranno il compito di seguire personalmente il beneficiario del sussidio, assisterlo nella ricerca di un lavoro, di un’opportunità formativa o di un reinserimento professionale.
Il quarto contesto dell’empowerment riguarda l’uguaglianza di genere, dalle pubblicità sessiste al gender pay gap. Secondo i dati del 2014 dell’ufficio statistico dell’Unione Europea (Eurostat), non vi è alcun paese al mondo in cui le donne, a parità di ruolo, guadagnino in maniera uguale o superiore agli uomini. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in media le donne nel mondo guadagnano il 23% in meno degli uomini. Tuttavia, grazie al Women empowerment è possibile cambiare questa situazione; nel mondo infatti, da alcuni anni sono nate diverse campagne per la continua lotta ai diritti delle donne: come ad esempio la campagna di solidarietà in favore dell’uguaglianza fondata da UN Women nel 2014 “#HeForShe”. Nel discorso di lancio della campagna, l’attrice Goodwill Ambassador Emma Watson sottolinea come il problema della disuguaglianza di genere affligga, in un certo senso, tutta la società e che sin da piccola abbia sempre percepito questa disparità, anche quando i suoi coetanei la chiamavano bossy.
Se tutte le donne, fin da piccole, imparassero a conoscere le proprie capacità e a credere in loro stesse, in futuro ci sarebbero molte più donne che lottano per la parità di genere, contro le discriminazioni e per i propri diritti.
Il mondo è in continua evoluzione, e l’empowerment serve proprio a questo: a credere in un miglioramento, in un cambiamento in un’evoluzione di idee e di libertà di pensiero. Sono perfettamente consapevole del fatto che nel 2019 esistano, in alcuni paesi, delle realtà sulla condizione della donna decisamente lontane dalla nostra; basta pensare ad esempio alla situazione della violenza domestica nei confronti della donna in Russia o più semplicemente a tutte quelle pratiche quali l’infibulazione, i matrimoni combinati, le spose bambine, la condizione della donna nell’islam ecc.
In questo tipo di realtà, l’empowerment non è sufficiente per poter cambiare tale situazione, tuttavia credo fermamente nella sua importanza, e sull’importanza dell’insegnamento di tale concetto, al fine di smuovere qualcosa e di dare avvio a un riscatto, a un cambiamento, assolutamente necessario. Vediamo ora il quinto contesto dell’empowerment, nell’ambito della cooperazione e dello sviluppo, in particolare in Argentina e in Sud America. Mi riferisco a tutti quei movimenti contro la violenza femminile e in particolar modo contro l’aggressione, la violenza e l’abuso sessuale, ma non solo, anche contro le leggi sull’aborto e il femminicidio. Recentemente, nei social ci sono numerosi slogan e hashtag, che denunciano situazioni di violenza inaccettabile e ineccepibile per le donne sudamericane, che grazie all’empowerment collettivo hanno dato vita a una serie di proteste, che a loro volta, rappresentano piccoli passi per un cambiamento radicale. Tra le strategie di sviluppo dell’empowerment, incontriamo il mentoring, traducibile con orientamento o tutoraggio.
Si fa riferimento a un metodo di formazione, che si basa su una relazione formale o informale tra due persone, il mentor, colui che ha più esperienza e mentee, colui che ha meno esperienza.
Durante il mio periodo di erasmus traineeship, sono venuta a stretto contatto con questa particolare metodologia di formazione. Ho lavorato per tre mesi come receptionist in un hotel in Spagna, nelle prime due settimane, sono stata affiancata da un tutor, che mi affidava compiti quotidiani, ed era sempre disponibile per qualsiasi domanda o spiegazione. Questo tipo di mentoring viene definito one to one, senza dubbio ci sono ulteriori forme di mentoring: l’e-mentoring, on line, il peer mentoring, dove vi è uno stimolo reciproco, tra “pari”. Questa formazione crea dei vantaggi non solo per l’apprendista che acquisisce capacità, ma anche per il mentore, che aumenta e migliora le sue competenze. Concludo il mio elaborato sottolineando ancora una volta l’importanza che dovrebbe avere un concetto come quello dell’empowerment, nella società moderna. Viviamo in un epoca di indipendenza e di riscatto da parte di tutti quegli esseri umani che per secoli hanno visto privati i loro diritti.
Grazie all’autoaffermazione e alla fiducia in se stessi sarà possibile continuare la lotta per un mondo migliore, basato sul rispetto dei diritti umani, il raggiungimento e il mantenimento della pace mondiale. Solo se crediamo in noi stessi, potremo credere di cambiare il mondo, solo avendo fiducia nelle nostre possibilità e conoscendo i nostri limiti, tutti noi saremo in grado di superarli e di fare qualcosa di grande.
Grazie per l’attenzione.